SEPARAZIONI E MINORI

Alla tutela dei minori è dedicata un’ampia parte del codice civile, sotto questo profilo lo studio si occupa in genere di:

  • azioni di disconoscimento, di contestazione e reclamo di legittimità della filiazione;

  • dichiarazione giudiziale della paternità e maternità naturale;

  • procedimenti di decadenza e affievolimento della potestà dei genitori sui figli minori ( art 330, 333 e 336 c.c.)

  • procedimenti per la dichiarazione di adottabilità del minore;

  • assistenza nelle procedure di adozione e opposizione alla dichiarazione di adottabilità

SEPARAZIONE E DIVORZIO

La tutela dei minori si fa più stringente in caso di separazione.

Nel corso degli ultimi decenni, l’istituzione “famiglia” ha registrato importanti modifiche, a causa della evoluzione del fenomeno sociale che si è irrimediabilmente tradotta in modifiche normative.

Se è vero infatti che la famiglia è il nucleo primo della società, è naturale che al suo interno si riproducano le tensioni sprigionate quotidianamente nel contesto civile e che esse siano la prima fonte di stress anche per i figli .

Il primo problema che si pone in caso di separazione è l’affidamento della prole.

Fino al 2006 il modello era l’affidamento esclusivo ad uno dei due genitori con diritto di visita dell’altro, che era anche onerato in proporzione al proprio reddito di versare l’assegno di mantenimento. Con la legge n. 54/2006 è stato introdotto il regime dell’affido condiviso, inteso quale diritto del minore a conservare pariteticamente rapporti con entrambi i genitori c.d diritto alla bigenitorialità.

L’affido esclusivo è diventata in sostanza l’eccezione da preferire nel caso in cui il giudice valuti, dietro allegazione della parte, che l’affido condiviso è contrario all’interesse del minore.

A ciò si aggiunge che il modello sociale è ormai multifattoriale, non fondandosi più sulla famiglia tradizionalmente intesa ( madre, padre e figlio/i) ma su almeno tre tipi di famiglia:

a) la famiglia tradizionale;

b) la famiglia separata con affido condiviso;

c) la famiglia allargata.

Quest’ultima al suo interno non prevede più stereotipi di genere, ma una coppia genitoriale: cosi intesa sia la coppia etero, che omo, che quella in cui un genitore sia separato e convivente con altra persona. In tale ultimo caso all’interno della famiglia possono esservi i figli del primo/a e i figli del secondo o della seconda.

Il diritto di famiglia è stato da ultimo novato anche dal d.lgs. n. 154/ 2013 che ha abolito la differenza tra figli legittimi, naturali e adottivi.

L’aver accolto il principio dell’uguaglianza tra i coniugi ha, infatti, comportato effetti immediati, in termini di limitazione all’altrui potere. Il diritto all’esercizio della potestà sulla prole, prima di esclusiva spettanza del marito, trova ora un limite nel corrispondente diritto della madre ed in questo bilanciamento di poteri è certo che la posizione del minore trova maggiore tutela – almeno sulla carta.

In caso di disaccordo su questioni rilevanti, ciascuno dei genitori può ricorrere al Tribunale per i minorenni affinché li concili e indichi la soluzione più idonea alla situazione di fatto prospettata; se, tuttavia, il contrasto rimane e i genitori si ostinano a non seguire le indicazioni del giudice minorile, quest’ultimo, con decreto reclamabile in Corte di Appello, nell’esclusivo interesse del minore, può autorizzare il genitore che ritiene più idoneo a decidere sulla questione (art. 316 c.c.).

Se la controversia è viceversa pendente innanzi al Tribunale ordinario, perché li si sta svolgendo la separazione personale o il divorzio o li si sta svolgendo la controversia tendente alla regolamentazione dell’affido di un figlio nato da una coppia di fatto, sarà Il giudice ordinario ad emettere i provvedimenti invocati.
La riforma ribadisce e amplia il contenuto del diritto alla “bigenitorialità”, inteso quale diritto soggettivo del minore alla conservazione di rapporti significativi anche con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Conseguenza del diritto del minore alla bigenitorialità è la previsione di sanzioni civili che il giudice potrà applicare nei confronti del genitore che abbia violato tale diritto, in aggiunta alla configurabilità di una responsabilità per danni nei suoi confronti e che trovano il loro compimento nelle misure di cui agli art 709 ter e 614 bis c.p.c.

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